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Un motivo per lamentarsi

  Di generazione in generazione, si può sempre trovare un motivo per lamentarsi ma senza prendersi troppo sul serio! Un motivo per lamentarsi Barbara Cerrone Faccia cadaverica del tipo “Sono in quei giorni…” e mia madre, querula, in sottofondo: “Vedrai quando sarai in menopausa, altro che! Io da quando sono in menopausa…” e giù a sciorinare tutti i guai che la fine del ciclo riproduttivo può portare con sé. Mi sorbivo questo elenco quasi ogni giorno, non potevo emettere neppure un flebile lamento da questa mia bocca troppo carnosa (l’ho sempre trovata troppo carnosa, ho preso da mio padre, solo che a lui stava bene e a me no) perché subito partiva la litania dei disturbi di mamma, sempre più gravi e invalidanti dei miei, anche quando si trattava di un banale raffreddore. Mamma era fatta così, ho capito solo molto più tardi che si trattava di un trucco per tacitarmi e distogliere la mia attenzione dai piccoli e grandi acciacchi che via via potevano colpirmi, malgrado la giovane età....

Inverno

  Un freddo, breve, racconto d'inverno. Buona lettura Inverno Barbara Cerrone Un freddo cane, gente intirizzita che ti cammina accanto vestita come un pupazzo di neve e cielo di un colore smorto come le mie mani intorpidite.   Ecco, questo per me è l’inverno, ora. C’è stato un tempo in cui mi piaceva il freddo, quelle giornate gelide di gennaio con il sole che manda un tepore dolce e tu che, come una lucertola, lo bevi tutto, magari seduto su di un muretto in aperta campagna. Oppure sotto casa tua, mentre i vicini dalla finestra del quarto piano commentano la giornata aspettandosi che tu dica la tua, invece tu non senti una parola di ciò che dicono perché il quarto piano è pur sempre il quarto piano e poi c’è la lavatrice in movimento che fa un fracasso assordante (devi proprio farla riparare) perciò neppure se avessi poteri soprannaturali potresti udire altro a parte il VRRRR della centrifuga. Eh, bei momenti, e bei tempi. Poi si cambia, non so se sia l’età o cos’altro, ...

Verde...continua

 Verde...continua Barbara Cerrone IV   Quando l’avevamo visitata, né io né i miei avevamo trovato delle vere e proprie pecche alla nuova casa, tranne forse per una specie di rimessa per gli attrezzi da lavoro che aveva una parete praticamente attaccata alla mia casa, di proprietà di un omino dall’apparenza innocua che abitava a pochi passi da me. Nonostante fosse in pensione già da qualche anno, il tipo si ingegnava a fare lavoretti quasi a titolo gratuito per chiunque in paese ne avesse bisogno. La rimessa, piccola ma molto ben organizzata, era piena di attrezzi e lui faceva avanti e indietro da casa ogni volta che aveva necessità di prenderne uno.   Lo avevo visto solo un paio di volte, piccolo e curvo, con gli occhi scuri che guardavano sempre a terra, mi era sembrato un tipo discreto e poco ingombrante come vicino di parete. Non sapevo quanto mi sbagliavo.   Il giorno dopo Giuseppe non sarebbe venuto, “La domenica mi riposo anch’io” aveva detto andando ...

Verde

 Verde...continua... Buona lettura Barbara Cerrone III       Ecco, era fatta. Il sogno prendeva per mano la realtà. Con i miei genitori mille discorsi, progetti, consigli. Io, con Tommasina che mi guardava andare su è giù per la stanza mentre riflettevo a voce alta (ovvero parlavo da sola), ero una mina pronta a deflagrare per distruggere il passato in nome di un futuro totalmente ignoto. Ero io, non un’altra, io che cercavo il cambiamento, io che avevo paura e andavo incontro barcollando ai miei timori. C’era una parte di me che non avevo mai incontrato e che bisognava conoscere, non sapevo se poteva essere un pericolo per me. Se poteva farmi male. Completate le pratiche per l’acquisto, non restava che concordare la data in cui Maria Giovanna avrebbe liberato la casa. Di comune accordo, stabilimmo che se ne sarebbe andata verso la metà di marzo. I miei si dissero disponibili ad aiutarmi per il trasloco, mio padre chiese in prestito il furgone a un suo am...

Verde

 "Verde" continua.... Barbara Cerrone II   Nei giorni seguenti non pensai più al giardino, la routine quotidiana si riappropriò della mia vita. Il sogno che avevo accarezzato in quel tiepido pomeriggio sbiadiva a poco a poco, allontanandosi sempre di più dalla mia mente come l’immagine della stazione dal finestrino di un treno in partenza. Era stato un bel sogno, simile a quelli che ogni tanto si fanno di notte e che ci fanno affrontare il giorno con il sorriso sulle labbra perché, almeno in sogno, siamo stati felici. L’idea di visitare di nuovo il giardino recitando ancora la parte della potenziale acquirente ad un tratto mi sembrò sciocca e inutile, così rinunciai alla commedia e tornai con i piedi per terra. La mia vita riprese il suo corso regolare, non così brutto, in fondo. Ancora una volta fu il caso che si mise in mezzo. Circa un mese dopo, mentre ero al lavoro, ricevetti una telefonata. Era mia madre. Una telefonata di mia madre nel mio orario d’uffic...