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Visualizzazione dei post da luglio, 2018

Gina

Da  "Un paese" ecco la mia Gina. Gina Barbara Cerrone Il marito di Gina non lavorava, perché di lavorare non aveva voglia, così sfruttava lei. Le faceva schifo per questo ma che ci poteva fare? Allora non c’era il divorzio e poi lei era cristiana, perciò se lo teneva così, con tutto lo schifo. Gina invece lavorava, faceva la cameriera da qualche parte in città. Tornava a casa tardi, stanca morta, e a casa trovava il marito, fresco come una rosa. Era proprio un porco. Lui spendeva come respirava e faceva debiti, tutti a nome di Gina. Era piena di debiti. Qualche volta, di notte,  Gina si alzava e andava alla finestra perché le sembrava che le mancasse il respiro, invece il respiro tornava e lei era ancora viva. Viva si fa per dire. Perché certe cose ti ammazzano, e anche se cammini è come se non ci fossi. Sei un morto, ma nessuno lo sa. Quanti morti ci saranno in giro? Se lo chiedeva per darsi una consolazione. Il marito si lamentava dei soldi...

Il miracolo

Forse sta tutto nell'attesa... Buona lettura. Il miracolo  Barbara Cerrone Anna aspettava un miracolo. Qualche volta lo aspettava   alla fermata dell’autobus che portava in città, altre volte dietro l’angolo di casa o sotto il porticato della vicina; anche nella chiesa del paese lo aspettava, specialmente la domenica mattina. Una volta lo aspettò perfino sotto il ponte che collegava il suo paese a quello vicino ma lì l’attesa non veniva bene e ci rinunciò.   Ovunque l’odore del miracolo le si presentava alle narici come il profumo dei fiori in giardino, lo respirava ma non ne vedeva l’origine; non aveva la minima idea da dove venisse quella fragranza, ma attendeva fiduciosa di saperne di più, col tempo e la pazienza. Una volta il profumo di miracolo la stordì al punto che fu costretta a fermarsi per un attimo a respirare l’odore acre della sigaretta che il barbiere fumava fuori dal negozio, come chi, in città,   respira ogni giorno gas d...