Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Le mie poesie

Nulla di più

Una poesia... Nulla di più Barbara Cerrone Se vuoti i giorni camminano soli Io seguo l’ombra del mio viaggio, oscuro nei tendini tesi, e stanchi.   Viene la notte e mangia le ombre di un giorno indeciso, piano, come le sere d’estate inerte.   Giudica tu se il sogno è qui divenuto vero per noia estrema, per passione di un minuto eterno.   Valuta se il tuo interesse sta con le scarpe bagnate ad asciugare al sole di un perfido agosto.   E poi perditi nelle sale del nulla, cercando l’immagine fedele dei tuoi occhi, gioco dell’infinito.  

"Polvere" - " Vita" - "Inganni"

Ci risiamo: fine anno, inizio anno nuovo. Pensieri, riflessioni, proponimenti...la solita storia. Meglio buttarla in poesia. O almeno provarci. Buona lettura. Polvere Barbara Cerrone Il rumore assordante del tempo: non lo senti come ringhia di rabbia? Noi ci siamo, non è che un ricordo, e domani saremo il passato. Non importa alla polvere se ieri era qualcosa o qualcuno : ora è polvere, vive il presente. Se potessi, farei altrettanto. Vita Barbara Cerrone Vita sciolta   in un bicchiere d’acqua.  Digestivo per mandarla  giù.  Bollicine di noia. Ho l’afflizione di un sonno infinito, il pio desiderio di una pace sotterranea e tranquilla. Come l’acqua del fiume di notte. Inganni Come inizio sembra quasi la fine: lo diresti che fra poco c’è marzo? Lui t’inganna, ti fa credere che Ci sia ancora, la primavera. Nel frattempo matura il silenzio, e le rughe del tempo in cancrena. Non ascolti, e ti dico:...

Passato presente

Una poesia per guardare al passato e al futuro prossimo, mentre l'autunno avanza... buona lettura Passato presente Barbara Cerrone Novembre rimbocca gli anni alla storia. Ricorda cos'eri,   e solo giocavi alla vita. Le foglie che risanano il campo, la morte che vive nella terra bagnata. Ora, ora,   rimpiangi e rivivi. Finisce   novembre, e chiude il discorso con due virgolette di freddo dicembre.

Come pane spezzato - il passato e la sua memoria

In questi giorni di vero dolore ogni parola è di troppo, forse anche la poesia, e me ne scuso. Come pane spezzato* Barbara Cerrone Come pane spezzato, ora vincolo, vivi ancora, tu, ostinata memoria. Sei nelle cose una nitida forma che assale gli occhi e, dura,  s’impone, e malgrado quella scritta finale: “Non è più, cara, finita per sempre”. E per sempre è soltanto un momento, appena il tempo per dirti: ”Ritorna”

Novembre

Novembre è ancora lontano ma è già dentro di noi, se una pioggia di pensieri lo chiama. Novembre Barbara Cerrone Ascolto ciò che l’inverno   tace, e brividi di nebbia avvenente già si sdraiano sulla collina, non è marzo che sveglia le rose ma novembre, e pianta la pioggia.

Metamorfosi

Ecco che la primavera trasforma, ricrea. Anche l'anima. Metamorfosi Barbara Cerrone  Sto. In silenzio nel mio ignorato giardino, nel suo verde compianto,   bevo le sue radici. La campanula vesto del suo giovane   azzurro; mi sollevo nell’aria: foglia, volo nel vento.

Nei versi, autunno

Ancora stagioni, ancora autunno.  A primavera si sente già nel sangue un po' d'autunno, la brevità delle ore non ci permette di scordare che oggi è quasi ieri. Caccia d'autunno Barbara Cerrone Gli spari adesso avvisano le prede che l’incipiente autunno mutilando va i giorni abbacinanti dell’estate. Anch’io, braccata, cerco scampo altrove, nella foresta dei miei sogni inerti: ma mi ritrovo dentro un labirinto, insieme al minotauro delle angosce. Il freddo nuovo caccerà le foglie, riposeranno insieme in altre tombe e l’epitaffio sarà solo un fiore rimasto vivo quasi per dispetto, un testimone muto dell’estate che certo morirà per esser solo: io nel vederlo tremo del suo gelo. Mi coprirò col sale del silenzio, e nel guardar la vita da lontano sotto il mantello delle mie paure, avrò più freddo ancora e sarà buio ti cercherò, mia anima negata: non troverò che le spoglie sembianze abbandonate qui dai cacciat...

Alba

È un avvenimento importante il cambio del testimone che avviene fra il giorno e la notte. L’alba non è un capriccio della notte. Alba Barbara Cerrone Nel giorno nuovo si disperdono le scorie della notte. A piedi nudi l’incompiuto attraversa il confine tra ieri e un oggi pallido, stinto, ancora da scrivere fra i ricordi.

Stagioni

Le stagioni ci guidano nel tempo, ci tengono per mano. Di ognuna siamo, di volta in volta, lo specchio... Morte di un ciclamino   Barbara Cerrone     Ecco il funerale del ciclamino morto per cause ignote. L'ape lo visita la formica si allontana Nel giardino si preparano le esequie se pioverà, sarà una cerimonia triste. Ultima lotta Barbara Cerrone C’è  nella primavera ancora inverno che si nasconde fra le margherite e scrive frasi dentro il suo quaderno. Ma quando il freddo dà il giro di vite, ecco, rinato, in cielo un altro sole colora le mimose impallidite. Chi come te ha consumato suole per camminare insieme alla fatica mangia la polvere che vien dal  sole. Tu vedi  ancora la natura amica, pur se il tuo sangue è sposo del  tramonto, come compagna cerchi un’alba antica. E crolli il capo perché non sei pronto ad affrontare la fine del giorno: in primavera...

Poesie - anno 2007

Quattro poesie,  quattro brevi frammenti. Anno 2007 Hai la voce del dolore negli occhi, voleva uscire, dalla bocca e dal respiro ma il silenzio ha gridato più forte. Pur ammettendo che conosci la vita vedo, e ti assicuro, che non hai occhi. Nudi i campi,  e la terra. Le pareti del cielo scoloriscono. Il giorno dei lupi, e delle ore pesanti, arriva nel silenzio e nella pioggia. I conti fatti sono da rifare ed io, incerta, ricalcolo la vita. Abbi pietà di me che sono nuova a questa stanza. Non conosco il ripetersi delle ore che non tedia. Sono nuova, dunque, e parlo col linguaggio dei sogni.

Dio che riposi nelle scarpe dei bambini

Nel dolore l'unica parola che serve è una carezza. Anno 2007 Dio che riposi nelle scarpe dei bambini Barbara Cerrone Dio che riposi nelle scarpe dei bambini, Scorso con il tempo negli angoli della memoria. Spaventato. Dio avvinghiato a me, come un edera felice. Dio che scorri nei rivoli sporchi, e dentro me. Avvampato d’odio nelle strade violente. Usurpato da tutti, umile servo. Miserere. Come dire? Dio abbracciato ad un sogno: Ballerino. E farfalla, giovane nelle piante fresche. Dolcemente uragano, bruciante. Dio che dimori   nella rugiada dei campi, e lì sorridi. Dio mio, come dire? Giovane Dio dagli occhi ventosi, che soffi su di noi. Come Dire? Pesante Dio dalle lunghe dita, carezzami.

Dell'imponderabile profondità di un fiore

Nel 2006 usciva  la mia raccolta di poesie  *  Dell’imponderabile profondità di un fiore , nata  per una sorta di sfida fatta a me stessa. Si dice che l'arte, spesso, nasca dalla sofferenza. Io con queste poesie ho voluto lanciarmi il guanto e vedere se era possibile far nascere qualcosa dalla serenità. Non so se ci sono  riuscita, e, per la verità, ci sto ancora provando. Da quel libro,  ho scelto per voi queste poesie.                      I     Dell’imponderabile profondità     di un fiore     ti parlerò,     mentre sorridi.                 II Bianco o rosso il colorito è comunque un io diverso da quello che mi narri con gli occhi, rosa che mente.             III Ma   davvero non credi che in un solo giardino Sia l’infinito pers...