Post

Visualizzazione dei post da giugno, 2018

Per colpa di un dito

Un dito, a volte, combina più guai di quanto si potrebbe immaginare... Per colpa di un dito Barbara Cerrone Gino quella sera di certo non mise apposta il dito nell’occhio di Gianni,  non gli sarebbe mai venuto in mente perché era un tipo pacifico, anche se gli facevano saltare la mosca al naso lui scacciava la mosca  e faceva finta di nulla. Sapeva passarci sopra, era il suo sport preferito. Perciò quella volta dal tabaccaio, quando, gesticolando, infilò per disgrazia il dito indice della sua grossa mano destra   nell’occhio sinistro di Gianni, che stava lì, proprio accanto a lui, assorto nei suoi pensieri, non lo fece apposta; si sarebbe messo a piangere dalla rabbia se non avesse pensato che era una cosa proprio sconveniente, per un omone grande e grosso come lui, piangere   come un bambino davanti a tutti per un dito infilato maldestramente in un occhio.   Gianni invece se la prese sul serio, piccolo e stizzoso com’era ne fece una ...

Un posto dove restare

Un racconto che è la pagina di un diario. Ho voluto dar voce a chi non ne ha, e magari si trova in un luogo, o in una situazione, dove tocca il fondo dell'infelicità e non cerca nemmeno più di uscirne perché ha perso la speranza.  Io ho avuto  la fortuna di nascere e crescere in un luogo straordinario dove tuttora vivo, circondata da una bellezza di cui tutti, poveri o ricchi, possono godere, e dove le mie modeste origini non hanno fatto di me una prigioniera del degrado o del cemento.  Anch'io, tuttavia, per i mille motivi della vita, un giorno potrei trovarmi nella gabbia di un non luogo , o in una situazione nella quale non sarei felice di stare. Potrebbe succedere a chiunque. Ovviamente tutto il mio rispetto e il mio sostegno a chi, per lavoro, fa la cameriera ai piani: lo sono stata anch'io, a Londra, tanto tempo fa, ed è un lavoro duro ma più che dignitoso. Il punto del racconto, infatti, non è questo. Dedicato a chi si trova intrappolato nelle maglie d...

Un panino di qualche tempo fa

Non so da voi, ma nel mio piccolo paese i negozi di generi alimentari  sono stati fagocitati dalla grande distribuzione negli ultimi venticinque anni. Anch'io, da bambina, quando andavo a trovare gli zii in città venivo conquistata dalla magia di questi non luoghi dove c'era di tutto, e in tale abbondanza da generare in chi vi si aggirava una specie di stordimento, insieme al bisogno di comprare e comprare, oltre ogni ragionevole lista della spesa. Non entro nella polemica del consumismo o delle maggiori garanzie riguardo alla salubrità degli alimenti. No. Piuttosto mi piace lanciare un sasso nello stagno della nostalgia e ricordare com'erano quei vecchi negozi, alcuni dei quali non brillavano, è vero, per varietà e quantità ma ce n'erano altri che avrebbero dato filo da torcere ai più famosi supermercati di oggi, se non altro per la qualità dei prodotti  Il fattore umano era al di sopra di ogni logica di marketing: chi stava dietro il bancone non era un operaio...

Elena

Se il sonno della ragione genera mostri, il sonno dell'anima uccide. Da "Un paese" il racconto Elena. Buona lettura Elena Barbara Cerrone Elena era molto devota alla Madonna; la pregava ogni giorno, mattina e sera; la pregava quando si alzava, quando si metteva a tavola e quando andava a dormire. Tutti   in paese conoscevano la sua devozione, tutti l’ammiravano, dicevano: “Eh! com’è pia Elena, come prega sempre la Madonna! Bisognerebbe prendere esempio.” Però l’esempio non lo prendevano mai. Piuttosto si rincorrevano le bestemmie, fra i vicoli sporchi e le case color della polvere. Eppure Elena viveva in una di quelle case, camminava in uno di quei vicoli e anzichè bestemmiare lei pregava: vai a capire cosa passa nella testa di uomini e donne che percorrono le stesse vie ma non fanno lo stesso percorso. Di mestiere faceva la ricamatrice; ricami che erano pitture uscivano fuori da quelle mani svelte, inossate e stanche come quelle di una vecchia. Lei...

In scatola

L’altra notte ho visto un gatto che stava in mezzo alla strada, immobile, come paralizzato dalla luce accecante dei fari di un’auto. Per poco non lo investiva un furgone che veniva in senso contrario ma lui niente, restava lì, e se qualcuno, finalmente, non avesse suonato il clacson probabilmente sarebbe rimasto lì, nello stesso punto della carreggiata, schiacciato da una delle tante vetture in corsa folle verso non si sa cosa. Il gatto si è spostato ed è corso a rifugiarsi in un campo vicino, c’è da credere che per lo spavento non abbia più tentato di attraversare la strada, per quella notte; c’è da sperarlo, almeno. Dopo quell’incontro ho pensato a me, anch’io sono come quel gatto, spaventata dalle luci accecanti della vita e destinata, perciò,   ad esserne travolta. Da "Imperfetti" un altro breve racconto, o meglio, un altro personaggio che si racconta. Non è autobiografico ma qualcosa di me, come sempre, c'è. Dedicato a tutti coloro che s...