In scatola





L’altra notte ho visto un gatto che stava in mezzo alla strada, immobile, come paralizzato dalla luce accecante dei fari di un’auto. Per poco non lo investiva un furgone che veniva in senso contrario ma lui niente, restava lì, e se qualcuno, finalmente, non avesse suonato il clacson probabilmente sarebbe rimasto lì, nello stesso punto della carreggiata, schiacciato da una delle tante vetture in corsa folle verso non si sa cosa.
Il gatto si è spostato ed è corso a rifugiarsi in un campo vicino, c’è da credere che per lo spavento non abbia più tentato di attraversare la strada, per quella notte; c’è da sperarlo, almeno.
Dopo quell’incontro ho pensato a me, anch’io sono come quel gatto, spaventata dalle luci accecanti della vita e destinata, perciò,  ad esserne travolta.







Da "Imperfetti" un altro breve racconto, o meglio, un altro personaggio che si racconta. Non è autobiografico ma qualcosa di me, come sempre, c'è.
Dedicato a tutti coloro che sentono di vivere in una scatola, vera, di cemento, o immaginaria come ogni gabbia che imprigiona l'anima.



In scatola

Barbara Cerrone



Io vivo in una scatola.
Lo dico sempre a mio marito, lui dice che è una casa, anzi: un appartamento come tanti altri.  Sì, dico io, ma rimane una scatola.
Dalle finestre vedo solo altre scatole, tutte impilate una sull’altra a formare un lungo rettangolo che svetta verso il cielo, senza raggiungerlo, però.
A ovest mi affaccio sulla scatola dei M. Gente perbene, credo. Non li ho mai visti.
A est invece c’è la scatola dei R. Gente. Non so se perbene.  Non conosco neanche loro.
A nord vedo il parco degli eterni divertimenti, non lo smontano mai. E’ il parco  perenne dei perenni divertimenti, come se fosse un parco verde che una volta piantato, cresciuto e annaffiato dalla  pioggia resta lì per sempre. A meno che qualcuno non lo bruci.
A sud vedo il supermercato, un’altra scatola oblunga. Forse vogliono contenerci,  con tutte queste scatole.
Comunque mio marito è contento, pensa che la nostra sia una delle più belle scatole mai costruite e la fa vedere spesso agli amici. Io invece non ci porto mai nessuno perché mi sembra che sia troppo piccola per contenere altre persone, oltre a noi due.
La gente vive in questi contenitori e sembra contenta, mio marito dice che quella strana sono io perché vorrei tanto una casa che somigliasse a una casa. “Che vuol dire?” fa lui, smarrito. Mio marito ha spesso un’aria smarrita. Dev’essere perché i suoi orizzonti, ormai, sono quelli di questi scatoloni e se qualcuno prova a farlo uscire lui...si perde.
Quando esco a fare due passi ho la sensazione di essere una merce scappata dal pacco dono, e mi viene da ridere pensando alla sopresa amara di chi mi riceverà. Sì, dico: non sono un gran regalo.
No, no fraintendetemi, non mi sto piangendo addosso. E nemmeno mi disprezzo, cerco solo  di essere obiettiva, più che altro so di non avere un alto valore commerciale.
Quando uno esce da una scatola dovrebbe averlo per essere un regalo di  valore, giusto?
Comunque sia eccomi qua, sto guardando fuori...fuori...dentro. Dentro la scatola dei R. , quelli col nome ...uhmmm! La signora sta cuocendo qualcosa, sembra nervosa perché sbatte furiosamente...un uovo? In ogni caso è agitata, sarà colpa del consorte: con quel cognome!
Io in questo momento non so che fare, aspetto mio marito e guardo quel che posso guardare.
 Non dico di volere per forza la campagna intorno a me, mi basterebbe avere un qualcosa  di vivo intorno.  Non saprei cosa ma basta scatole.
Se esco da qui, intendo per sempre, se per sempre esco, intendo da qui, se insomma riesco, intendo,  da qui ad uscire io vado a vivere  in un posto di forme sghembe. Oppure all’aperto.
In ogni caso, prima di uscire, taglio il nastro di raso che sigilla il mio contenitore e lo butto via. Poi apro la scatola con l’accetta, la faccio in mille pezzi e do aria a tutto il palazzo. Aria. E cielo. Usciranno tutti come grilli d’estate cacciati dall’albero della cuccagna, troveranno se stessi in qualche giardino nei paraggi  e canteranno finché durerà l’estate malandrina.
Poi si vedrà.




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