Un motivo per lamentarsi
Di generazione in generazione, si può sempre trovare un motivo per lamentarsi ma senza prendersi troppo sul serio!
Un motivo per lamentarsi
Barbara Cerrone
Faccia cadaverica del tipo “Sono in quei giorni…” e mia
madre, querula, in sottofondo: “Vedrai quando sarai in menopausa, altro che! Io
da quando sono in menopausa…” e giù a sciorinare tutti i guai che la fine del
ciclo riproduttivo può portare con sé. Mi sorbivo questo elenco quasi ogni
giorno, non potevo emettere neppure un flebile lamento da questa mia bocca
troppo carnosa (l’ho sempre trovata troppo carnosa, ho preso da mio padre, solo
che a lui stava bene e a me no) perché subito partiva la litania dei disturbi
di mamma, sempre più gravi e invalidanti dei miei, anche quando si trattava di
un banale raffreddore. Mamma era fatta così, ho capito solo molto più tardi che
si trattava di un trucco per tacitarmi e distogliere la mia attenzione dai
piccoli e grandi acciacchi che via via potevano colpirmi, malgrado la giovane
età. Di allora.
Sì, perché oggi la mia età non è più così giovane, basti
sapere, nel caso interessasse, che ora so anch’io cosa significa essere in
pieno climaterio. D’accordo, non è divertente, comunque mamma esagerava.
Ad essere sincera, per me la cosa più fastidiosa di questo
momento particolare della mia vita sono gli sguardi complici, le occhiate di intesa
che vedo scoccare dagli occhi di molte mie coetanee. Come se fossimo una
società segreta: ci capiamo fra noi, noi sole sappiamo e possiamo capire. Ma
cosa? Il fastidio delle vampate o la progressiva perdita di tonicità dei
tessuti, gli ormoni che vanno in vacanza o le ossa che si fanno più deboli? Perché, scusa, la vitamina D non la
controlli? E ricordati di stare al sole perché così il tuo corpo la produce e
le ossa ti ringrazieranno. Poco a poco diventi un’esperta del fai-da-te in
farmacia, il tuo medico si arrabbia e ti fa una lista di specialisti ai quali
dovrai rivolgerti per tamponare una serie di falle che il tuo organismo,
invecchiando, via via presenta senza avere neppure più il pudore di
nasconderle. Ecco che invecchiare non è solo frustrante ma anche terribilmente
impegnativo, e faticoso.
Se immaginavi i giorni della maturità come un momento di
riposo, magari in pensione anticipata, capisci molto presto che non sarà così.
Sarà quasi come lavorare. Dovrai dotarti di un vero e proprio programma di
cura: visite, densitometria, sempre per quelle tue ossa che si vanno
indebolendo, esami del sangue e dieta senza pietà se i valori sono sballati o
se ingrassi a vista d’occhio. C’è tanto da fare, specialmente per prendere
appuntamenti più difficili da fissare di un’udienza concessa da un qualunque chissachi.
Sto esagerando? Può darsi, ma non troppo, credo.
Io, a volte, mi confondo e quando mi confondo dimentico.
L’appuntamento per la visita qua, gli esami delle urine là. O la visita per…oddio,
non ricordo più per cosa. C’è troppo da monitorare. E se ci lasciassimo
semplicemente invecchiare, dolcemente, senza opporre resistenza? Non saremmo,
alla fine, più serene? Ma c’è sempre la paura di sentirti in colpa, poi, se non
fai tutto quello che potevi fare.
“Ai miei tempi non c’era nulla, si soffriva e basta.
Possibilmente in silenzio”. Anche mia nonna voleva dire la sua sull’argomento,
e non si capacitava di come potessero, le donne, parlare in pubblico di certi
argomenti come si parla di cucina o di problemi casalinghi.
“Ai miei tempi…”
Oggi invece ci si può curare, si può stare meglio, prevenire
il peggio e se non lo fai sembra un delitto, perciò eccoci tornate al tour de
force medico - sanitario: non è una malattia ma alla fine è quasi come lo
fosse.
Ma allora, dico io, curateci una volta per tutte e magari
fatela sparire, questa scocciante fase della vita, fateci restare fertili fino
alla morte come gli uomini! E non mi vengano a dire che anche loro soffrono per
l’andropausa. C’è una bella differenza, sennò perché alcuni possono mettersi con
delle ragazzine che potrebbero essere le loro figlie senza che nessuno abbia da
ridire?
Cara mamma, quando penso a come l’hai vissuto tu questo
benedetto climaterio mi dico che non devo essere petulante come te, che devo
resistere al malumore e agli sbalzi ormonali, che non devo far pesare sulla
famiglia il mio disagio ecc., ecc. Sono
stata lì lì per farcela, davvero. Poi il DNA deve avere avuto il sopravvento ed
eccomi qua a lagnarmi, forse più di te.
Ora tu sei il mio tenero mucchietto di ossa, i tuoi occhi
scavati nel viso di bambina invecchiata mi guardano con un misto di smarrimento
e dolcezza. Il climaterio è roba superata e non ti preoccupa più, l’unico tuo
interesse è per la vita, così com’è, purché sia, e se ne vada il più tardi
possibile.
Per quanto mi riguarda, non so come sarò alla tua età ma di
certo troverò anche allora, si trova sempre, qualche motivo per lamentarmi.
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