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Come pane spezzato - il passato e la sua memoria

In questi giorni di vero dolore ogni parola è di troppo, forse anche la poesia, e me ne scuso. Come pane spezzato* Barbara Cerrone Come pane spezzato, ora vincolo, vivi ancora, tu, ostinata memoria. Sei nelle cose una nitida forma che assale gli occhi e, dura,  s’impone, e malgrado quella scritta finale: “Non è più, cara, finita per sempre”. E per sempre è soltanto un momento, appena il tempo per dirti: ”Ritorna”

Novembre

Novembre è ancora lontano ma è già dentro di noi, se una pioggia di pensieri lo chiama. Novembre Barbara Cerrone Ascolto ciò che l’inverno   tace, e brividi di nebbia avvenente già si sdraiano sulla collina, non è marzo che sveglia le rose ma novembre, e pianta la pioggia.

Irma, ostinata speranza

Da Un paese ecco una donna che vuole sperare fino all'ultimo. Buona lettura Cristo è risorto!  Barbara Cerrone “Cristo è risorto, Cristo è risorto!” diceva Irma.   Ogni anno lo stesso. Il giorno di Pasqua per   Irma   tutto era possibile perché se Gesù era tornato dalla morte anche suo marito poteva tornare dalla guerra dopo vent’anni.   La gente la prendeva in giro, diceva:   “ È scema, da quando non si sa più nulla del marito ha perso la testa. Quello è morto, è morto”. E tutti lì a ridere di gusto mentre lei andava cicalando che siccome Gesù era risorto   allora   c’era da credere anche nel miracolo del suo Umberto   che tornava sano e salvo dalla Russia.   Aveva i suoi anni e i capelli già bianchi ma si teneva per una novella sposa perché il marito gliel’avevano mandato in guerra che erano ancora due piccioncini in luna di miele, anche se in luna di miele non c’erano proprio stati. Si conciava i cape...

Gina

Da  "Un paese" ecco la mia Gina. Gina Barbara Cerrone Il marito di Gina non lavorava, perché di lavorare non aveva voglia, così sfruttava lei. Le faceva schifo per questo ma che ci poteva fare? Allora non c’era il divorzio e poi lei era cristiana, perciò se lo teneva così, con tutto lo schifo. Gina invece lavorava, faceva la cameriera da qualche parte in città. Tornava a casa tardi, stanca morta, e a casa trovava il marito, fresco come una rosa. Era proprio un porco. Lui spendeva come respirava e faceva debiti, tutti a nome di Gina. Era piena di debiti. Qualche volta, di notte,  Gina si alzava e andava alla finestra perché le sembrava che le mancasse il respiro, invece il respiro tornava e lei era ancora viva. Viva si fa per dire. Perché certe cose ti ammazzano, e anche se cammini è come se non ci fossi. Sei un morto, ma nessuno lo sa. Quanti morti ci saranno in giro? Se lo chiedeva per darsi una consolazione. Il marito si lamentava dei soldi...

Il miracolo

Forse sta tutto nell'attesa... Buona lettura. Il miracolo  Barbara Cerrone Anna aspettava un miracolo. Qualche volta lo aspettava   alla fermata dell’autobus che portava in città, altre volte dietro l’angolo di casa o sotto il porticato della vicina; anche nella chiesa del paese lo aspettava, specialmente la domenica mattina. Una volta lo aspettò perfino sotto il ponte che collegava il suo paese a quello vicino ma lì l’attesa non veniva bene e ci rinunciò.   Ovunque l’odore del miracolo le si presentava alle narici come il profumo dei fiori in giardino, lo respirava ma non ne vedeva l’origine; non aveva la minima idea da dove venisse quella fragranza, ma attendeva fiduciosa di saperne di più, col tempo e la pazienza. Una volta il profumo di miracolo la stordì al punto che fu costretta a fermarsi per un attimo a respirare l’odore acre della sigaretta che il barbiere fumava fuori dal negozio, come chi, in città,   respira ogni giorno gas d...

Per colpa di un dito

Un dito, a volte, combina più guai di quanto si potrebbe immaginare... Per colpa di un dito Barbara Cerrone Gino quella sera di certo non mise apposta il dito nell’occhio di Gianni,  non gli sarebbe mai venuto in mente perché era un tipo pacifico, anche se gli facevano saltare la mosca al naso lui scacciava la mosca  e faceva finta di nulla. Sapeva passarci sopra, era il suo sport preferito. Perciò quella volta dal tabaccaio, quando, gesticolando, infilò per disgrazia il dito indice della sua grossa mano destra   nell’occhio sinistro di Gianni, che stava lì, proprio accanto a lui, assorto nei suoi pensieri, non lo fece apposta; si sarebbe messo a piangere dalla rabbia se non avesse pensato che era una cosa proprio sconveniente, per un omone grande e grosso come lui, piangere   come un bambino davanti a tutti per un dito infilato maldestramente in un occhio.   Gianni invece se la prese sul serio, piccolo e stizzoso com’era ne fece una ...

Un posto dove restare

Un racconto che è la pagina di un diario. Ho voluto dar voce a chi non ne ha, e magari si trova in un luogo, o in una situazione, dove tocca il fondo dell'infelicità e non cerca nemmeno più di uscirne perché ha perso la speranza.  Io ho avuto  la fortuna di nascere e crescere in un luogo straordinario dove tuttora vivo, circondata da una bellezza di cui tutti, poveri o ricchi, possono godere, e dove le mie modeste origini non hanno fatto di me una prigioniera del degrado o del cemento.  Anch'io, tuttavia, per i mille motivi della vita, un giorno potrei trovarmi nella gabbia di un non luogo , o in una situazione nella quale non sarei felice di stare. Potrebbe succedere a chiunque. Ovviamente tutto il mio rispetto e il mio sostegno a chi, per lavoro, fa la cameriera ai piani: lo sono stata anch'io, a Londra, tanto tempo fa, ed è un lavoro duro ma più che dignitoso. Il punto del racconto, infatti, non è questo. Dedicato a chi si trova intrappolato nelle maglie d...