Irma, ostinata speranza


Da Un paese ecco una donna che vuole sperare fino all'ultimo.
Buona lettura



Cristo è risorto!
 Barbara Cerrone


“Cristo è risorto, Cristo è risorto!” diceva Irma.
 Ogni anno lo stesso. Il giorno di Pasqua per  Irma  tutto era possibile perché se Gesù era tornato dalla morte anche suo marito poteva tornare dalla guerra dopo vent’anni.
 La gente la prendeva in giro, diceva:
 È scema, da quando non si sa più nulla del marito ha perso la testa. Quello è morto, è morto”.
E tutti lì a ridere di gusto mentre lei andava cicalando che siccome Gesù era risorto  allora  c’era da credere anche nel miracolo del suo Umberto  che tornava sano e salvo dalla Russia.  
Aveva i suoi anni e i capelli già bianchi ma si teneva per una novella sposa perché il marito gliel’avevano mandato in guerra che erano ancora due piccioncini in luna di miele, anche se in luna di miele non c’erano proprio stati.
Si conciava i capelli  come se l’aspettasse da un momento all’altro e i vestiti erano ancora quelli di vent’anni prima, casomai non l’avesse riconosciuta con abiti diversi e un’altra pettinatura.
Tutto così, e a Pasqua un delirio di eccitazione e  grandi aspettative perché Gesù risorto fa sperare, e lei sperava.
Finché un giorno arrivò  un telegramma, e lei la smise di sperare.
Da allora nessuno la derise più  perché era una vedova di guerra e si vestiva di nero, e quando lei morì qualcuno prese anche l’abitudine di andare a metterle dei fiori sulla tomba.
 “Ora l’avrai ritrovato il tuo Umberto” dicevano fra una preghiera e l’altra al cimitero.











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