Irma, ostinata speranza
Da Un paese ecco una donna che vuole sperare fino all'ultimo.
Buona lettura
Cristo è risorto!
“Cristo è risorto, Cristo
è risorto!” diceva Irma.
Ogni anno lo stesso. Il giorno di Pasqua
per Irma
tutto era possibile perché se Gesù era tornato dalla morte anche suo
marito poteva tornare dalla guerra dopo vent’anni.
La gente la prendeva in giro, diceva:
“È scema, da quando non si sa più
nulla del marito ha perso la testa. Quello è morto, è morto”.
E tutti lì a ridere
di gusto mentre lei andava cicalando che siccome Gesù era risorto allora
c’era da credere anche nel miracolo del suo Umberto che tornava sano e salvo dalla Russia.
Aveva i suoi anni e i
capelli già bianchi ma si teneva per una novella sposa perché il marito
gliel’avevano mandato in guerra che erano ancora due piccioncini in luna di
miele, anche se in luna di miele non c’erano proprio stati.
Si conciava i capelli
come se l’aspettasse da un momento
all’altro e i vestiti erano ancora quelli di vent’anni prima, casomai non
l’avesse riconosciuta con abiti diversi e un’altra pettinatura.
Tutto così, e a
Pasqua un delirio di eccitazione e grandi aspettative perché Gesù risorto fa
sperare, e lei sperava.
Finché un giorno
arrivò un telegramma, e lei la smise di
sperare.
Da allora nessuno la derise
più perché era una vedova di guerra e si
vestiva di nero, e quando lei morì qualcuno prese anche l’abitudine di andare a
metterle dei fiori sulla tomba.
“Ora l’avrai ritrovato il tuo Umberto”
dicevano fra una preghiera e l’altra al cimitero.
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