Ognuno ha il suo segreto
L'apparenza inganna, dice un vecchio adagio. Paolo il Lungo, un uomo "chiacchierato" che dopo la sua morte si rivelerà tutt'altro personaggio dimostra che i vecchi adagi sono pieni di saggezza.
Un racconto dalla raccolta che ho deciso di intitolare semplicemente "10".
Buona lettura
Ognuno ha il suo segreto
Di certo non era
un milord Paolo il Lungo, faceva affari in modo misterioso, conduceva una vita
agiata grazie a guadagni di origine non meglio precisata, nessuno lo credeva un
delinquente ma un traffichino sì. Insomma uno che viveva…non si sa di cosa, ma
viveva bene.
La madre, anziana
e malata, furba come una faina diceva di lui che era un santo, capace di
privarsi del cibo per la sua tavola pur di aiutare gli amici in difficoltà. In
realtà fra i bene informati si mormorava che fosse una specie di usuraio, non
dei più spietati forse, ma pur sempre usuraio.
Per farla breve,
uno che il bene lo faceva solo a sé stesso.
Il Lungo aveva
pochi amici e molti conoscenti, per lo più gente che gli ronzava intorno per
chiedere favori che, assicuravano i bene informati, non otteneva mai. Che razza
di favori potessero aspettarsi, poi, da uno come lui era difficile da
immaginare.
Quando passava
per strada lasciava una scia di profumo nauseante, se ne spargeva addosso così
tanto che si sentiva da lontano.
Aveva una donna,
no: ne aveva tante. Poi c’era l’Antonella che era moglie, compagna, sorella e
infermiera. Non intendeva sposarla, tanto era sempre lì, a sua disposizione e irremovibile
come un soprammobile fissato al tavolo con i chiodi. Povera Antonella, certo
doveva avere anche il suo piccolo tornaconto in quella relazione, per esempio
lui la manteneva e non aveva bisogno di lavorare ecco perché chiudeva un occhio
e via, sopportava tutto. Era più giovane di lui, un paio di decenni in meno, a
quanto pare.
In tanti anni,
forse venti, di convivenza non avevano avuto figli, si diceva che il Lungo ne
avesse alcuni sparsi in giro e non ne volesse altri ma lui aveva sempre
smentito e non ne aveva riconosciuto nemmeno uno, né mai sganciato soldi alle
loro madri.
La sua vita agli
occhi degli altri era facile e senza troppe beghe perché lui, le beghe, le
scaricava sempre sugli altri. Soprattutto sull’ Antonella, che aveva le spalle
grosse.
La mattina, verso
le undici, il Lungo passava dal bar “Arcobaleno” per un caffè e un cornetto,
qualche volta Antonella lo seguiva e allora si vestiva come una regina per non
farlo sfigurare perché il Lungo ci teneva a vederla in ghingheri e se lei, per
un motivo o per un altro, si presentava sciatta e malvestita la lasciava a casa
dicendo che se voleva far la parte della barbona la doveva fare lontano da lui.
Insieme formavano
una coppia buffa a vedersi, lui lungo lungo e lei corta corta, tarchiata tanto
quanto lui era slanciato.
Un giorno che il Lungo
aveva fatto un grande affare, volle offrire la colazione a tutti i clienti del
bar, c’era anche l’Antonella, vestita a festa per l’occasione.
La gente, la più
cafona, si abbuffò a più non posso pensando che era meglio approfittare e che
così almeno avevano risolto per il pranzo. Il Lungo non se ne adombrò, gli
piaceva far la parte del gran signore nonostante fosse conosciuto come
strozzino. Di quella colazione in certi
vicoli si parla ancora oggi, per dire che come lui non ne sono più nati, un
personaggio, un tipo che o ti piaceva o non ti piaceva. Non c’erano mezze
misure con il Lungo.
Quando se ne andò
all’altro mondo l’Antonella gli fece un funerale da re, come sarebbe piaciuto a
lui che non voleva cerimonie semplici. Partecipò un quartiere intero, vennero
tutti a dar l’ultimo saluto al Lungo, lo strozzino. C’era anche la madre, che
gli era sopravvissuta e continuava a dire che non era giusto e si strappava i
capelli per la disperazione.
Ci si creda o no,
parecchi mesi dopo si venne a sapere una certa cosa, una novità su di lui che
nessuno avrebbe mai immaginato.
Venne fuori che
un bambino, figlio di gente povera ma povera per davvero che quasi non aveva il
pane per mangiare, ebbe bisogno di cure costose per sopravvivere alla sua
malattia.
Questo bambino ad
un certo punto era partito con la famiglia per andare a curarsi all’estero. La
gente disse subito che gatta ci covava, quella famiglia non era povera o
qualcuno ci aveva messo lo zampino.
Le malelingue
giurarono che i soldi per partire li aveva prestati ad usura il Lungo, l’ultimo
affare prima di morire, e che gli interessi li avrebbe incassati l’Antonella.
Quando la
famiglia tornò, col bambino rimesso a nuovo dalle cure, per prima cosa pianse
la morte di Paolo il Lungo come se fosse stato un familiare, poi volle dire al
mondo intero come stavano le cose.
La madre del bambino, per prima, fece girare
la voce qui in città e disse che Paolo il Lungo, saputo il caso, si era davvero
tolto il pane dalla tavola per far curare il piccolo paziente. Aggiunse poi che
in questo modo aveva dato fondo agli ultimi risparmi per regalare, lo
sottolineò, la cifra che serviva.
Che Paolo il Lungo
potesse regalare soldi sembrò a tutti qualcosa di inaudito, prima si cercò di
malignare che forse quel bambino era uno dei suoi, poi, visto l’aspetto di
quella donna così dimessa e tutt’altro che bella, si concordò che non poteva
essere così. Un usuraio che regala ciò che gli resta del suo denaro per far del
bene non si era mai sentito, qualcuno azzardò perfino l’ipotesi che non fosse
stato davvero un usuraio, che fossero solo calunnie fatte da gente invidiosa
della sua fortuna. La verità non si è mai appurata, ammesso che a qualcuno potesse
importare saperla. Nessuno si chiese come mai gli erano restati giusto i soldi
per aiutare il piccolo malato, che non erano poi un capitale, visto che di
denaro si supponeva ne avesse messo insieme tanto. Era chiaro per tutti che
aveva sperperato tutto con la bella vita, non c’era neanche bisogno di
domandarlo all’ Antonella.
Il bello, invece,
doveva ancora venire.
L’Antonella a un
bel momento si sfogò con un’amica. Confessò con le lacrime agli occhi che il
suo uomo, pace all’anima sua, le aveva lasciato solo la casa dove vivevano e
un’altra, piccola, affittata già da tempo e con quell’affittuccio avrebbe dovuto
sopravvivere. Disse anche che il bambino malato non era l’unico ad essere stato
aiutato dal Lungo, i soldi che aveva fatto non li aveva sperperati facendo la
bella vita, li aveva dati tutti in beneficienza. Era il suo segreto, non lo
sapeva nessuno, solo lei. Al bambino
erano veramente toccate le ultime briciole del capitale, e meno male che erano
bastate.
Neppure la madre
ne era a conoscenza “Sennò avrei cercato di fermarlo”, ammise.
La conclusione di
tutti a un certo punto fu che la madre del Lungo non aveva esagerato, il figlio
era un santo o giù di lì, dal che si dedusse una volta di più che è vero: le
madri vuoi o non vuoi hanno sempre ragione.
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