Ognuno ha il suo segreto

 L'apparenza inganna, dice un vecchio adagio. Paolo il Lungo, un uomo "chiacchierato" che dopo la sua morte si rivelerà tutt'altro personaggio dimostra che i vecchi adagi sono pieni di saggezza.

Un racconto dalla raccolta che ho deciso di intitolare semplicemente "10".

Buona lettura


Ognuno ha il suo segreto

 Barbara Cerrone

 

Di certo non era un milord Paolo il Lungo, faceva affari in modo misterioso, conduceva una vita agiata grazie a guadagni di origine non meglio precisata, nessuno lo credeva un delinquente ma un traffichino sì. Insomma uno che viveva…non si sa di cosa, ma viveva bene.

La madre, anziana e malata, furba come una faina diceva di lui che era un santo, capace di privarsi del cibo per la sua tavola pur di aiutare gli amici in difficoltà. In realtà fra i bene informati si mormorava che fosse una specie di usuraio, non dei più spietati forse, ma pur sempre usuraio.

Per farla breve, uno che il bene lo faceva solo a sé stesso.

Il Lungo aveva pochi amici e molti conoscenti, per lo più gente che gli ronzava intorno per chiedere favori che, assicuravano i bene informati, non otteneva mai. Che razza di favori potessero aspettarsi, poi, da uno come lui era difficile da immaginare.

Quando passava per strada lasciava una scia di profumo nauseante, se ne spargeva addosso così tanto che si sentiva da lontano.

Aveva una donna, no: ne aveva tante. Poi c’era l’Antonella che era moglie, compagna, sorella e infermiera. Non intendeva sposarla, tanto era sempre lì, a sua disposizione e irremovibile come un soprammobile fissato al tavolo con i chiodi. Povera Antonella, certo doveva avere anche il suo piccolo tornaconto in quella relazione, per esempio lui la manteneva e non aveva bisogno di lavorare ecco perché chiudeva un occhio e via, sopportava tutto. Era più giovane di lui, un paio di decenni in meno, a quanto pare.

In tanti anni, forse venti, di convivenza non avevano avuto figli, si diceva che il Lungo ne avesse alcuni sparsi in giro e non ne volesse altri ma lui aveva sempre smentito e non ne aveva riconosciuto nemmeno uno, né mai sganciato soldi alle loro madri.

La sua vita agli occhi degli altri era facile e senza troppe beghe perché lui, le beghe, le scaricava sempre sugli altri. Soprattutto sull’ Antonella, che aveva le spalle grosse.

La mattina, verso le undici, il Lungo passava dal bar “Arcobaleno” per un caffè e un cornetto, qualche volta Antonella lo seguiva e allora si vestiva come una regina per non farlo sfigurare perché il Lungo ci teneva a vederla in ghingheri e se lei, per un motivo o per un altro, si presentava sciatta e malvestita la lasciava a casa dicendo che se voleva far la parte della barbona la doveva fare lontano da lui.

Insieme formavano una coppia buffa a vedersi, lui lungo lungo e lei corta corta, tarchiata tanto quanto lui era slanciato.

Un giorno che il Lungo aveva fatto un grande affare, volle offrire la colazione a tutti i clienti del bar, c’era anche l’Antonella, vestita a festa per l’occasione.

La gente, la più cafona, si abbuffò a più non posso pensando che era meglio approfittare e che così almeno avevano risolto per il pranzo. Il Lungo non se ne adombrò, gli piaceva far la parte del gran signore nonostante fosse conosciuto come strozzino.  Di quella colazione in certi vicoli si parla ancora oggi, per dire che come lui non ne sono più nati, un personaggio, un tipo che o ti piaceva o non ti piaceva. Non c’erano mezze misure con il Lungo.

Quando se ne andò all’altro mondo l’Antonella gli fece un funerale da re, come sarebbe piaciuto a lui che non voleva cerimonie semplici. Partecipò un quartiere intero, vennero tutti a dar l’ultimo saluto al Lungo, lo strozzino. C’era anche la madre, che gli era sopravvissuta e continuava a dire che non era giusto e si strappava i capelli per la disperazione.

Ci si creda o no, parecchi mesi dopo si venne a sapere una certa cosa, una novità su di lui che nessuno avrebbe mai  immaginato.

Venne fuori che un bambino, figlio di gente povera ma povera per davvero che quasi non aveva il pane per mangiare, ebbe bisogno di cure costose per sopravvivere alla sua malattia.

Questo bambino ad un certo punto era partito con la famiglia per andare a curarsi all’estero. La gente disse subito che gatta ci covava, quella famiglia non era povera o qualcuno ci aveva messo lo zampino.

Le malelingue giurarono che i soldi per partire li aveva prestati ad usura il Lungo, l’ultimo affare prima di morire, e che gli interessi li avrebbe incassati l’Antonella.

Quando la famiglia tornò, col bambino rimesso a nuovo dalle cure, per prima cosa pianse la morte di Paolo il Lungo come se fosse stato un familiare, poi volle dire al mondo intero come stavano le cose.

 La madre del bambino, per prima, fece girare la voce qui in città e disse che Paolo il Lungo, saputo il caso, si era davvero tolto il pane dalla tavola per far curare il piccolo paziente. Aggiunse poi che in questo modo aveva dato fondo agli ultimi risparmi per regalare, lo sottolineò, la cifra che serviva.

Che Paolo il Lungo potesse regalare soldi sembrò a tutti qualcosa di inaudito, prima si cercò di malignare che forse quel bambino era uno dei suoi, poi, visto l’aspetto di quella donna così dimessa e tutt’altro che bella, si concordò che non poteva essere così. Un usuraio che regala ciò che gli resta del suo denaro per far del bene non si era mai sentito, qualcuno azzardò perfino l’ipotesi che non fosse stato davvero un usuraio, che fossero solo calunnie fatte da gente invidiosa della sua fortuna. La verità non si è mai appurata, ammesso che a qualcuno potesse importare saperla. Nessuno si chiese come mai gli erano restati giusto i soldi per aiutare il piccolo malato, che non erano poi un capitale, visto che di denaro si supponeva ne avesse messo insieme tanto. Era chiaro per tutti che aveva sperperato tutto con la bella vita, non c’era neanche bisogno di domandarlo all’ Antonella.

Il bello, invece, doveva ancora venire.

L’Antonella a un bel momento si sfogò con un’amica. Confessò con le lacrime agli occhi che il suo uomo, pace all’anima sua, le aveva lasciato solo la casa dove vivevano e un’altra, piccola, affittata già da tempo e con quell’affittuccio avrebbe dovuto sopravvivere. Disse anche che il bambino malato non era l’unico ad essere stato aiutato dal Lungo, i soldi che aveva fatto non li aveva sperperati facendo la bella vita,  li aveva dati tutti  in beneficienza. Era il suo segreto, non lo sapeva nessuno, solo lei.  Al bambino erano veramente toccate le ultime briciole del capitale, e meno male che erano bastate.

Neppure la madre ne era a conoscenza “Sennò avrei cercato di fermarlo”, ammise.

La conclusione di tutti a un certo punto fu che la madre del Lungo non aveva esagerato, il figlio era un santo o giù di lì, dal che si dedusse una volta di più che è vero: le madri vuoi o non vuoi hanno sempre ragione.

 

 

 

 

 

 

Commenti