Mia madre è un guscio vuoto

 

Perdere qualcuno non è solo non vederlo più, a volte è constatare che quella persona, così come la conosciamo, vive nello stesso corpo ma non c'è più.

Buona lettura


Mia madre è un guscio vuoto

Barbara Cerrone

 

Mia madre è un guscio vuoto, una cosa con un abito che le cade male sulle spalle.

Di tanto in tanto una luce si accende nei suoi occhi e allora si capisce che è viva, quando succede io le parlo, le dico: “Mamma, ci sei ancora?”, poi la luce si spenge e non parlo più.

Tutte le mattine mi viene incontro con i piedi scalzi e la vestaglia buttata sul braccio, se volessi potrei accarezzarla e non si accorgerebbe della mia mano, ma non voglio. Non posso riconoscere che è lei.

La guido verso la tazza di latte con i biscotti, così ci gioca un po’. Del resto i gusci non mangiano, stanno lì a macerare e lei macera, in attesa di putrefazione. 

Puzza di sporco e di malattia, di cose che non voglio vedere. Non credo sia lei, non credo siano sue le dita che mi toccano senza motivo. Tocca per toccare.

Ad un certo punto le infilo i biscotti in bocca, quasi a forza, sono stanca di aspettare, “La smetti? La smetti di recitare?”. La deve smettere di fingere, lo so che dentro il guscio lei c’è ancora, si nasconde ma io la stano. La stano.

Piange. Contorce la bocca e allontana il mio braccio. Desisto, la lascio in pace, tanto non è per nutrirla che le infilo i biscotti in bocca, non è per lei, è per me e perché la deve smettere di farmi questo.

Ma lei non la smette, non la smette. L’aiuto ad alzarsi e l’accompagno fino alla sua poltrona, il suo posto. Il suo deposito. Deposito gusci vuoti.

Tra poco arriva la sua Maria, non ha mai imparato il suo nome ma sa che con Maria può essere quella che è, per Maria guscio o no è lo stesso. La prende in consegna come un pacco e me la restituisce pulita, ordinata e  con la pancia piena.  Nessuno, nemmeno il guscio, le chiede di più.

La deposita come una bambola sulla sua poltrona, la trovo così, a volte tormenta un pezzo di carta o un giornale che Maria le ha lasciato, non lo sfoglia, muove solo le dita. Tutto quello che fa sembra un movimento vuoto, un movimento da guscio.

Maria prima di andarsene accende la tv, gliel’ho chiesto io, è per sentire un rumore di fondo quando torno a casa. Il silenzio di mia madre è un mare nero dove potrei annegare se non fosse per Maria, che è reale e mi ricorda che fuori da questo dolore c’è un mondo pulsante, vivo. Vorrei farne parte, ma il mare mi riprende sempre.

A volte, nelle sere più buie, prendo da parte mia madre e piango. Credo di scuoterla, di farla tornare, e sembra quasi che avverta qualcosa, un brivido di memoria la attraversa.

 Solo un attimo, uno fra mille attimi che messi insieme, con ostinazione, nel puzzle che è il mio ricordo fanno ancora di lei mia madre.

 


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