Falsa impressione

 Una falsa impressione, un castello di pensieri e poi la realtà che,beffarda,  riporta a sé il protagonista della storia.

Buona lettura


Falsa Impressione

Barbara Cerrone


Aveva l’aria abbandonata di un uomo solo, camminava costeggiando il lungofiume infagottato in una giacca sformata, mi era passato accanto circa un’ora prima, davanti a un bar, lo avevo notato per l’espressione triste che avevano i suoi occhi.  Mi ricordava il mio stato d’animo di qualche anno prima, quando la mia ex. Irene, mi aveva lasciato. Malvestito e dal passo incerto, quel tipo sembrava un uomo alla deriva.

Era una limpida giornata di fine estate, il sole si stava già sciogliendo lentamente dietro alla collina.  Mi trovavo da quelle parti per caso, avevo sbagliato strada e cercavo di capire dove fosse la fermata di autobus più vicina.

A casa non mi aspettava nessuno, mia moglie doveva uscire a cena con le amiche e io non avevo nessuna fretta di rientrare.

Ancora oggi non so dire perché ad un certo punto mi venne voglia di seguire quel tipo. Non avendo niente di meglio da fare, lì per lì non mi sembrò un’idea sbagliata: mi aveva incuriosito.

Ogni tanto si fermava e si voltava indietro guardandosi intorno come se cercasse, o temesse, di vedere qualcuno. Io allora abbassavo la testa e facevo il gesto di frugarmi in tasca, poi lui riprendeva il cammino procedendo sempre nella stessa direzione e io continuavo il mio pedinamento.

Via via che andavamo avanti il paesaggio si faceva sempre più povero di abitazioni e più desolato, ci stavamo avvicinando ai lembi estremi della periferia, là dove la nostra cementificata città si perde nel nulla di una campagna incolta, pronta per diventare altro cemento.

Cominciavo a essere stanco, stavamo passeggiando da almeno mezz’ora e io mi chiedevo se continuare a tenergli dietro avesse ancora un senso.

Sentivo gli occhi della gente su di me, mi sembrava che tutti si fossero accorti del mio stupido inseguimento e che ridessero alle mie spalle. Per un attimo pensai di lasciar perdere, poi  qualcosa mi spinse a continuare, malgrado tutto.

L’uomo ora aveva accelerato il passo e non si voltava più indietro.  Feci altrettanto, nonostante la stanchezza volli seguirlo ancora perché quella fretta improvvisa aveva riacceso la mia curiosità.  A tratti mi soffermavo a pensare a cosa avrebbe detto mia moglie della mia bizzarra iniziativa, probabilmente si sarebbe messa a ridere e poi avrebbe fatto una battuta delle sue. Mia moglie sa essere molto spiritosa, quando vuole. 

All’improvviso l’uomo piegò sulla sinistra e iniziò a scendere quelli che poi vidi essere dei gradini in pietra che portavano al fiume.  C’era una specie di piccolo spiazzo là sotto, l’uomo si fermò lì.

Seguirlo a questo punto significava farsi scoprire, tirai fuori il cellulare dalla tasca e finsi di telefonare passeggiando su e giù mentre continuavo a tenerlo d’occhio dall’alto.

Per fortuna non si accorse di me, sembrava perso nei suoi pensieri, fermo nella stessa posizione e di profilo, potevo vedere il suo viso rivolto a un punto imprecisato dell’orizzonte.

Ad un certo punto fece un movimento brusco, come se stesse slanciandosi verso il fiume, almeno così mi parve. Ricordo che non mi soffermai a pensare: qualcosa mi disse che se quell’uomo così triste era giunto fino lì era per fare un gesto disperato.

Quando i suoi piedi sfiorarono l’acqua non ebbi esitazioni e scesi giù precipitosamente gridando:

”Si fermi, non lo faccia, non lo faccia!”

In un balzo lo afferrai tirandolo verso di me, per poco non cadevamo entrambi nel fiume. Quando gli fui vicino mi accorsi che in realtà era più giovane di quanto avevo immaginato, la camicia e la giacca che indossava erano di buona fattura e il suo viso non aveva affatto l’espressione affranta di un uomo abbandonato.

Era, invece, visibilmente irritato.

“Ma cosa vuole, cosa vuole?” disse spingendomi via.

Poi il suo viso si schiarì e mi guardò come se capisse solo in quel momento.

 “Lei ha pensato che io…oh santo cielo!” disse ridendo, quindi si allontanò e senza smettere di ridere risalì i gradini per tornare sul sentiero. 

Mi lasciò lì, da solo, i piedi che affondavano nell’acqua fredda. 

La sua grassa risata risuonò nell’aria ancora per un bel pezzo.


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