Ennio
Ennio
Barbara Cerrone
Ennio era un rivoluzionario, ma a modo suo.
Lui non ascoltava la voce della gente, e questa era già una rivoluzione,
nel paese.
Lui non seguiva nessuna moda, né le usanze locali; non parlava con chi
non gli piaceva; non sorrideva se non ne aveva voglia; non frequentava il bar e
non si lamentava del tempo. Un rivoluzionario.
La mattina si radeva bene quella barba ispida e brizzolata poi andava nei
campi e anche lì faceva a modo suo.
Potevano gridargli quanto volevano: ”Ennio, che fai? Non è tempo di
questo, non è tempo di quello!” lui se ne fregava e andava avanti come gli
pareva.
Aveva gli occhi piccoli, a punta di spillo, e la testa grossa, “Così ci entra più cervello” diceva.
La voleva sgombra da pensieri inutili, per queso non giocava a carte o a
bocce: gli pareva che togliessero spazio alle sue riflessioni.
Rifletteva sulla vita e sui campi che cambiavano colore a ogni stagione o
sui morti, gli piaceva riflettere sui morti e pensare a come potessero essere
quelle carcasse di ossa e capelli dopo tanto tempo che erano sotto terra.
Per lui quella era filosofia.
“Un uomo bizzarro” diceva qualcuno, e qualcun altro gli dava ragione.
La bizzarria non sapeva cosa fosse, Ennio, l’idea di averla come una malattia rara non
gli dispiaceva affatto.
Era come vestire i panni del pagliaccio con l’eleganza di un re.
La gente lo credeva un povero disgraziato ma lui stava bene nella sua
vita, Ennio seguiva la propria natura ed era felice, molto felice.
Quando rideva lo faceva di gusto, anche senza motivo, quando piangeva si
nascondeva come gli animali e svuotava gli occhi fino allo sfinimento, come
quando morì il suo cane, Tonio. Poi lo fece imbalsamare, spese
una fortuna ma così lo tenne sempre con sé, come se non fosse morto.
Tonio se lo portava anche a letto, ci parlava:” Tonio, che ne pensi di questo, che ne pensi di quello...” e
muoveva la testa del cane come se quello rispondesse “Sì” o “No”. Certe volte era come un bambino.
Sua madre, crescendolo, aveva sudato parecchio: “Questo figlio non è
normale,” si lamentava col marito, “ bisognerebbe metterlo in collegio.”
Per fortuna i collegi, ovunque fossero, erano molto lontani da lì.
Ennio rimase sempre nella sua casa e un giorno ci morì, con Tonio fra le braccia.
Ennio rimase sempre nella sua casa e un giorno ci morì, con Tonio fra le braccia.
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