Quella volta alla Fiera del Libro...

Maggio. Fiera del Libro.

Sono stata alla Fiera del Libro di Torino per la prima volta nel lontano 2000.
Da allora non ci sono più tornata per motivi legati alla pigrizia, agli impegni, a...non saprei, tante cose,  probabilmente poco importanti.
Ricordo che in quell'occasione giravo e mi aggiravo fra gli stand come la classica Alice nel paese delle meraviglie: tutto mi appariva ingenuamente meraviglioso e perfetto, direi quasi seducente, e mi lasciavo andare ai sogni più bizzarri, come quello di diventare un libro fra i libri e finire la mia esistenza  terrena per cominciarne una nuova, fatta solo di carta e  di fantasia.
Mentre gironzolavo, mi sono  imbattuta in uno spazio dove anonimi visitatori come me potevano leggere in pubblico le loro poesie; riservata e poco socievole, ho tuttavia forzato la mia natura e ho tirato fuori dalla tasca la mia poesia-amuleto.
Sono salita sul palco davanti a uno  schieramento di poeti, intellettuali e dotti di ogni specie seduti ad  una tavola che mi è sembrata lunghissima, mentre un pubblico attento mi incoraggiava con un applauso.
Quando ho finito di leggere, pensavo fosse finita anche la sofferenza, il bello invece doveva ancora arrivare.
Il presentatore, peraltro gentilissimo, mi ha chiesto di "giustificare" la mia poesia, e io,  che ingenuamente applicavo il concetto di giustificazione alle assenze scolastiche e alle marachelle infantili, lì per lì l'ho guardato con aria da babbea; poi, facendo appello alle poche risorse mentali rimastemi dopo lo sforzo di socialità, ho capito che dovevo parlare della sua genesi, di quali influenze risentiva, ecc.,ecc.
La mia difficoltà era palese, mi esprimevo col linguaggio degli incompetenti e arrancavo. Non basta.
Il martirio doveva continuare.
Uno dei saccenti, un poeta, ha preso la palla al balzo per confrontare la mia poesia con quella del ragazzo che mi aveva preceduta; secondo questo autorevole signore, vincitore nientemeno che di un Premio Montale,  la mia flebile composizione era superficiale rispetto a quella profonda e stilisticamente ricercata del ragazzo.
La mia faccia? Scomparsa dietro l'enorme punto interrogativo dipinto nei miei occhi.
A spezzare quel clima da inquisizione si è alzata fra il pubblico una signora: decisa, competente, padrona del linguaggio e piena di spunti critici interessanti,  prende a difendere a spada tratta la mia poesia che definisce "profondissima", e  vi trova significati che nemmeno io sapevo ci fossero e rendermene conto, acquistare questa nuova consapevolezza  mi dà una gioia pari solo alla voglia di
scappare immediatamente da  quel luogo di tortura.
Ed è quello che ho fatto. Sono scappata.
Fiera del Libro di Torino: cancellerò mai quel ricordo?
In fondo, ammettiamolo, mi sono anche divertita.

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