Da "Imperfetti"- Una lettera particolare...

Certe lettere fanno più male a chi le scrive.
Da Imperfetti il "racconto" Cara Nora







Cara Nora,

Sono passati venti anni da quando te ne sei andata, oggi ricorre l’anniversario,  e io  come ogni anno ti scrivo  e metto questa lettera fra le rose che ti ho portato.
Venti  anni  fa, esattamente a quest’ora, ti chiudevo gli occhi per sempre mentre tua sorella piangeva e non sapeva fare altro. Non sembrava possibile che quegli occhi scuri e brucianti si potessero spengere:  avresti detto che fossero capaci di uscire dalle orbite e trapassare con lo sguardo tutto quello che incontravano.
Li ho sognati tante volte, aperti, spalancati su di me.
Hai sofferto tanto.  Non posso dimenticare quei mesi di dolore, la tua sofferenza mi ha straziato;  ogni giorno mi dicevo:”Sto morendo anch’io”.
Quando è finita, sembra banale ma ho visto scorrere davanti ai miei occhi tutti i momenti belli che abbiamo trascorso insieme.
Quella volta in cui, appena fidanzati, siamo andati al mare con la mia moto e abbiamo mangiato sulla spiaggia il pollo arrosto che tua madre ci aveva preparato;  tu eri così timida, non mangiavi per l’emozione, ti ho dovuta quasi costringere.
Eri davvero troppo, troppo timida, ma anche questo mi piaceva di te.
Ricordi il primo bacio? Eri così spaventata! Io compresi e cercai di distrarti, ti raccontai di quando ero andato in America, di come era stato difficile all’inizio adattarsi, del mio lavoro laggiù, e tu poi  hai voluto che te lo raccontassi da capo: sembravi una bambina che vuole sentirsi ripetere la sua favola preferita.
E il giorno del nostro matrimonio? Il tuo viso sembrava una camelia. Mi hai sfiorato il polso con il dito, era il tuo modo per dirmi: Ce l’abbiamo fatta, ora saremo uniti per sempre.
Ed è stato così, è stato proprio così.
Ci siamo voluti molto bene, vero Nora?  E abbiamo superato tutto, insieme.
Ricordo quando la nostra figlia più piccola ha avuto la bronchite... sembrava che non ce la facesse,  e tu? Avevi l’aria di una che stava per  seguirla nella tomba.
Sei stata una madre premurosa, attenta, forse un po’ ansiosa ma amorevole. E dolce. Non ti si puo’ rimproverare  nulla.
 E una moglie perfetta. Le tue amiche: “Sei una donna perfetta, Nora”  ti dicevano  imbandierando  un sorriso invidioso nei loro visi anonimi.
Tu eri la più bella del gruppo di ragazze, ti ho notata subito.
 Quando ci siamo messi insieme ancora non credevo  che tu avessi davvero scelto me fra tutti i ragazzi che ti giravano intorno, io ero solo uno studentello magro e impacciato in mezzo a tanti giovani uomini  prestanti e spavaldi.  Invece tu hai preferito me, e  ancora oggi mi chiedo la ragione.
I nostri giorni sono trascorsi in una complice serenità, e saremmo andati avanti ancora a lungo se quella maledetta malattia non ti avesse catturata lasciandomi qui, da solo, a campare di ricordi. 
Avevamo solo venticinque anni quando ci siamo sposati,  l’immagine dei tuoi capelli castani  che ricadono sulle tue  spalle coperti dal velo bianco mi ha accompagnato in tutti questi anni.
Quanto ti ho amata.
Per questo  è così difficile per me capire come sia possibile.
Perché, Nora, amandoti come ancora ti amo  e ricordandoti come ti ricordo, con infinita stima  e riconoscenza,  quando penso  a te sento  salire dal profondo dell’anima  questo  immenso, indicibile, senso di sollievo?

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